bambini che faticano a leggere, scrivere e far di conto. Svogliatezza o DSA?

Tutti i bambini, fin dalla nascita e durante lo sviluppo accrescono capacità motorie e cognitive: sono intelligenti, attivi,  attenti.   All’età dei 6 anni il bambino si trova ad affrontare l’inizio del suo lungo e importante percorso scolastico, ma con l’avviamento della primaria, e con il proseguire degli anni scolastici, possono sorgere alcune problematiche, il genitore inizia a rendersi conto che “qualcosa non va”.    Realizzano che il loro figlio non riesce a leggere piuttosto fluentemente rispetto agli altri suoi coetanei.  Le lettere si accavallano, si invertono, mancano.    Oppure scrive al contrario i numeri, o commette costantemente errori ortografici, nonostante le insistenti correzioni da parte degli insegnati.  Talvolta spesso si distraggono perché la lezione procede troppo velocemente e le parole dell’insegnate che parla si perdono.    Ma i genitori alle loro domande ricevono in risposta solo parole come svogliato e pigro, e frasi come “Non ha la voglia di fare” oppure “É bravo ma non si applica”.    In conclusione il tutto viene considerato come passeggero causato dalla poca volontà del bambino, ma con il trascorrere degli anni la situazione peggiora, si creano tensioni tra alunno, scuola e famiglia.   L’alunno, inizia ad assumere atteggiamenti introversi, causati dalla poca fiducia in se stesso e nelle proprie capacità e della quasi totale mancanza di autostima.   Conseguenza? Un scarso reddito scolastico e la costante crescita di incertezze dello studente e dei genitori.        La risposta ai mille perché che crescono sempre più? Una sola e semplice parola DSA, il cui significato è “Disturbi Specifici di Apprendimento” di cui fanno parte la dislessia, la disgrafia, la disortografia ela discalculia.    Ecco finalmente la risposta, il nome a quel qualcosa che non si vede.   Esatto che non si vede perché la caratteristica peculiare di questi Disturbi Specifici di Apprendimento è proprio l’impossibilità del palesarsi in modo evidente, non si tratta di una malattia dalla quale si può guarire, perché con DSA si nasce, non si diventa! Perciò è inutile tentare di “curarla”.  Non è una disabilità e neanche un handicap.    La DSA non è altro che una neuro-diversità.   Un altra parola incomprensibile, penserete voi lettori, ma per comprendere riporto un esempio che si riscontra nella quotidianità.   Se chiedessimo a una comune persona di scrivere con la mano sinistra, l’impresa risulterà piuttosto difficoltosa rispetto ad un mancino che troverà arduo scrivere invece con l’altra mano.   Ecco questo è un semplice esempio di neuro-diversità, che ognuno di noi possiede perché ovviamente un mancino scrive in modo diverso da un destro, ma sinceramente credo che difficilmente considereremmo un  mancino “affetto” da mancinismo, perché ovviamente è noto a tutti che un mancino non ha un handicap.   Ma essere mancini potrebbe risultare una problematica nel caso in cui immaginassimo che un insegnate obbligasse tutti gli alunni a scrivere con la mano destra. Per cui il bambino o ragazzo che sia mancino si ritroverà ad attuare un grande sforzo per riuscire nell’impresa, il che richiederà anche della necessità di più tempo per completare l’operato.  La fatica in fine è causata dall’esigenza dell’insegnate di averlo obbligato a scrivere con la mano per lui sbagliata, non rispettando la loro neuro-diversità rispetto ai destrosi.    Per la Dislessia vale lo stesso principio.   Ora la difficoltà sta nel cercare di comprendere il grande disagio che un DSA prova, specialmente a livello educativo nell’ambito scolastico.   Le continue battaglie che quotidianamente deve affrontare, le sue sconfitte e le sue grandi, ma spesso per chi guarda considerate piccole, vittorie.   Ma alle domande: “Come vive un bambino/a o ragazzo/a dislessico/a?”“Cosa prova nel dover affrontare ogni giorno i propri limiti, i quali spesso non vengono rispettati o miniante presi in considerazione?”“Quali sono le responsabilità di un insegnate?” e soprattutto “I  genitori che ruolo hanno?”; noi in quanto genitori ed educatori dobbiamo porcele e cercare noi stessi una risposta.     Albert Histein disse: “Ognuno di noi è un genio.  Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido” .   Ed è ciò che va impedito, ricordando che i Disturbi Specifici di Apprendimento non devono essere considerati come in difetto, specialmente da bambini, ragazzi e adulti.    Sono un qualcosa che arricchisce le qualità e le virtù che ognuno di noi possiede, e che ci identificano inequivocabilmente come individui.

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